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"Manuale di Terapia dell’Esposizione Narrativa. Un trattamento a breve termine per i disturbi da stress traumatico" di Maggie Schauer, Frank Neuner, Thomas Elbert (2014), Giovanni Fioriti Editore, Roma, pagine 203, euro 26,00

recensione di VALENTINA BIDDAU *

Il presente manuale offre una chiara e dettagliata presentazione del trattamento a breve termine per i disturbi post traumatici, attraverso la Terapia dell’Esposizione Narrativa (NET) ponendosi dunque come una guida attenta e scrupolosa che accompagna il lettore nell’attraversare il ponte di congiunzione tra scienza e trattamento.  Il manuale è il risultato di un attento ed accurato intreccio di teoria, ricerca e esperienza sul campo degli autori.
Il libro, suddiviso in tre parti, accompagna delicatamente il lettore nella conoscenza in primis emotiva di chi è sottoposto ad un trauma, per poi offrirne delle basi teoriche e scientifiche sugli effetti degli eventi traumatici nelle menti delle vittime, ed infine illustrare una modalità di trattamento. Gli autori definiscono il trauma partendo proprio dalle voci delle vittime; la trascrizione di testimonianze, interviste e racconti permette una chiara e veloce comprensione dei vissuti emotivi dei sopravvissuti, descritte in maniera chiara che il lettore ha quasi la sensazione di ascoltarle. Trovo utile e formativa tale partenza; non ci può essere comprensione, conoscenza e nonché trattamento se non si parte soprattutto da una mera e propria conoscenza dei vissuti emotivi dei sopravvissuti, della loro angoscia, della disperazione, dalla perdita di controllo, del terrore e della solitudine che tali eventi devastanti possono causare alle vittime, costantemente in conflitto tra l’incapacità di parlare e il desiderio e la paura di svelare gli eventi.
Ma che cosa succede nella mente di un traumatizzato?
Gli autori descrivono attraverso un importante apporto scientifico ed una solida base teorica la definizione di trauma, lo sviluppo del Disturbo da stress post traumatico nonché gli effetti neurobiologici sulla memoria sui sopravvissuti. I ricordi traumatici infatti continuano a rimanere attivi nella mente dei sopravvissuti e il loro corpo e la loro mente agiscono come se la minaccia si stesse sempre per ripetere creando dunque una confusione tra passato e presente. Il risultato è una mente bloccata nell’orrore del passato che congela il flusso della biografia personale.L’excursus teorico è un supporto necessario che aiuta il lettore a comprendere i presupposti di partenza del trattamento (NET) illustrato. Cosi come riportato dal manuale: “Poiché pensare all’evento traumatico causa emozioni dolorose in modo automatico, le persone evitano questo processo e cercano di interrompere i ricordi al più presto. Evitando i ricordi, stanno inibendo l’elaborazione abituale dell’esperienza, e come risultato la struttura incentrata sulla paura pare consolidarsi e il PTSD cronico si può sviluppare. Tuttavia quando un paziente pensa e parla dell’evento traumatico in ordine cronologico e include gli stimoli presentati dai ricordi intrusivi, la conoscenza autobiografica dell’episodio traumatico può essere ricostruita e la vittima può imparare a distinguere tra minacce passate e presenti. La costruzione di una narrazione rinforza l’abitudine alla paura. (…)In questo processo il paziente impara che la memoria sensoriale ed emotiva può essere attivata senza paura.” (Cit. pag. 57)
Gli autori inoltre nell’elaborazione del trattamento  partono dal presupposto che narrazione e trauma siano concetti profondamente interconnessi. La narrazione di eventi traumatici svolge dunque una duplice funzione di guarigione e testimonianza dove l’una è collegata all’altra; la NET è dunque una modalità di trattamento che si pone come anello di congiunzione tra queste due funzioni. Se da una parte la NET mira alla guarigione dei sopravvissuti attraverso il processo narrativo dall’altro documenta le violazioni dei diritti umani.
Ma è sano per il sopravvissuto esporsi di nuovo ai ricordi traumatici?  
La lettura del manuale permette di trovare la risposta a tale quesito; attraverso la NET, il terapeuta è in grado di sperimentare il vantaggio notevole di cosa significhi lavorare sulla biografia dell’intera vita di una persona, di documentarla e di come l’intervento con la NET offra la possibilità alle vittime di una riflessione retrospettiva su tutta la loro esistenza. Lo scopo principale dell’intervento è dunque la reintegrazione dei ricordi intrusivi e frammentati all’interno di una narrazione autobiografica coerente. La NET è dunque una forma di esposizione che incoraggia a raccontare la propria storia nei dettagli, in ordine cronologico.  Il sopravvissuto all’interno di un contesto terapeutico caratterizzato da una solida alleanza di lavoro, condivide la propria storia e i propri vissuti, sperimentando cosi anche il valore terapeutico del sentirsi ascoltato cosi come riportato in una testimonianza tratta dal manuale: “A causa del dolore, non trovavo le parole. Solo pezzi di discorso. Poi sei venuto tu e non hai avuto paura di ascoltarmi. Di ascoltare tutto. Non avrei mai pensato che qualcuno potesse sopportare di ascoltare. Ora tengo la storia nel mio cuore e sulla carta che ho in mano…poiché sono passata attraverso il dolore, ora ho avuto indietro il mio passato. Adesso il mio cuore è libero.”
In che modo può avvenire tutto questo?
Il lavoro terapeutico con la NET si basa sull’incoraggiare l’individuo a raccontare la storia del trauma e a riviverne gli scenari attraverso tecniche di esposizione immaginativa. Ritengo che il fulcro fondamentale, nonché originalità della NET sia il “come” favorire la narrazione del paziente attraverso la rappresentazione simbolica e rituale della linea della vita. L’utilizzo di elementi simbolici, a mio avviso, permette all’individuo di “visualizzare” sia gli eventi dolorosi che quelli positivi come un’opera grafica del proprio “sentiero della vita”.
Il manuale offre una guida dettagliata e chiara di come organizzare e pianificare ogni singola seduta, evidenziando gli obiettivi di ogni fase. Ed è un valido contributo a psicologici e psicoterapeuti che lavorano sul campo a contatto con vittime di violenze e traumi, situazioni di crisi e post-belliche e a chi lavora in organizzazioni per i diritti umani. Il manuale è stato nella mia pratica clinica un valido supporto nell’intervento con i rifugiati politici e richiedenti asilo sia per la comprensione dell’aspetto neuro-biologico dei traumi, sia perché la strutturazione del trattamento attraverso l’uso di simboli universalmente condivisi semplificano i processi terapeutici superando le barriere linguistiche. È fortemente consigliato per tutti i professionisti che si trovano a lavorare in questi settori di intervento.

* Valentina Biddau è Psicologa, Psicoterapeuta, Analista transazionale, Terapeuta EMDR.
Psicologa presso Centri di Accoglienza per Immigrati e Richiedenti asilo (CAS e SPRAR),
Roma.


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