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Brasini-Sinibaldi, la recensione che apre un dibattito

Quando la recensione di un libro stimola il dibattito e arricchisce di contributi il confronto. O ancora: quando l'autore del libro recensito introduce e suggerisce ulteriori chiavi di lettura del proprio lavoro. E' il caso di  "Evoluzione, adattamento, fisiologia",  scritto da Fabio Sinibaldi e Sara Achilli e pubblicato da Edizioni Real Way of Life. Successivamente alla pubblicazione sul nostro portale della recensione di questo libro curata da Maurizio Brasini  uno degli autori, Fabio Sinibaldi, aveva chiesto la possibilità di  rispondere Fabio Sinibaldi. Ora il dibattito si arricchisce di un nuovo contributo, quello di Raul Bartozzi,  Psicologo Psicoterapeuta, Docente Università di Urbino con formazione integrata in Psicoterapia Cognitiva, Costruttivista, Ipnosi, Psicoterapia Sensomotoria e dal 2007  Supervisore EMDR. Di seguito ecco il suo intervento.

"Ho acquistato e letto il libro prima di trovare questa recensione e la sua risposta. Provo a dare il mio contributo a questa discussione, nella speranza che un parere esterno possa essere d’aiuto ai lettori di questo sito.
Inizierei con alcuni dati tecnici: è un libro di circa 400 pagine, con un indice molto articolato e che tocca diversi temi. Si tratta di un testo che si rivolge a un ampio pubblico di professionisti della salute mentale e fisica, con tutti i pregi e i limiti che questo comporta, infatti non ogni capitolo, o almeno alcune parti di esso, possono essere appassionanti e dello stesso rilievo per ogni lettore. Ad esempio, la parte sui bisogni ancestrali, almeno a mio parere, è utile nel suo insieme per le figure professionali non psicologiche, come medici, fisioterapisti, osteopati, ai quali presenta un modello utile per capire motivazioni e funzionamenti di base dell’uomo. Per gli psicologi vedo di più interesse la problematizzazione e la contestualizzazione attuale che vengono proposte in questa rilettura evoluzionistica ed “etologica” dell’uomo. Come psicoterapeuta ho apprezzato il lavoro di integrazione di discipline diverse, le sfumature che si colgono in certi passaggi nei capitoli successivi. Ad esempio tutta la parte corporea e sensoriale, che si trova - declinata in modo differente - nei capitoli su emozioni, alimentazione e corpo. Conoscendo bene approcci come EMDR e Sensomotoria ho trovato  affinità di prospettive, ma è sempre chiaro che si tratta di modelli e tecniche sviluppate dagli autori in modo autonomo e originale.
La parte sull’alimentazione apre due finestre importanti rispetto ad altri testi che mi è capitato di leggere sul tema. La prima riguarda l'impatto che il cibo può avere su emozioni e umore, che viene presentato in modo ben definito e scientifico. L’altra riguarda il recupero della sensorialità legata al piacere e al contempo alla piacevolezza che l’alimentazione può favorire in modo mirato al recupero del rapporto gusto-salute o come via d’accesso per aprire altre vie sensoriali.
La parte in cui viene sviluppato il parallelismo tra uomo e animale, tra gruppo sociale e branco è innovativa ma andrebbe approfondita nella sua applicazione pratica; si colgono, infatti, spunti interessanti nel parallelismo tra uomo e altri animali e si nota una background etologico e neuroscientifico dietro ad un discorso di solito affrontato prevalentemente da un punto di vista relazionale ed affettivo. Porta spunti interessanti rispetto alla fiducia, cooperazione e autonomia nello sviluppo individuale e sociale dell’uomo e le applicazioni pratiche di questa parte vengono rimandate ai capitoli successivi, dove in effetti se ne trovano diversi richiami. Tuttavia viene chiesto al lettore lo sforzo di recuperare il collegamento diretto, mentre sarebbe efficace un collegamento più immediato tra le diverse parti.  
In generale ho trovato il testo con buoni spunti teorici, riflessioni e tecniche, alcune delle quali sono più strutturate e complesse, altre più semplici, ma mai banali. Alcune parti potevano essere sviluppate di più e magari altre accorciate.
Come scrivo in apertura, credo che il punto fondamentale per capire questo testo sia ricordarsi che non è solo per psicologi e psicoterapeuti, ma rivolto a diversi professionisti della salute e, almeno in parte, dell’educazione. Seguendo questo prospettiva lo considero una buona lettura introduttiva per chi desideri sviluppare un approccio integrato da diverse prospettive".
Raul Bartozzi

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Ed ecco la recensione di Maurizio Brasini e la risposta di Fabio Sinibaldi che hanno preceduto l'intervento di di Raul Bartozzi.

"L’idea portante di questo volume può essere schematizzata in tre punti. La premessa: ognuno di noi, per sua natura, tende al benessere e al successo, ed ha in sé tutto il necessario per raggiungere questi obiettivi. Il problema: se non siamo soddisfatti della nostra vita, è perché abbiamo perso il contatto con questa nostra natura. La soluzione: è possibile ripristinare il giusto contatto con la suddetta natura e riacquisire benessere, felicità e realizzazione personale. Come generalmente accade, chi veicola questo messaggio è anche il portatore del segreto per restituirci la felicità.
Non si tratta di un’idea nuova nella sua essenza, ma tra i principali meriti degli autori c’è di averla rinnovata. declinandola secondo una visione informata alle conoscenze scientifiche più attuali; l’elenco delle discipline citate a fondamento dell’approccio neuro-evolutivo (uno dei “marchi registrati” degli autori) è impressionante: psico-neuro-endocrino-immunologia, neuroscienze affettive, neurobiologia interpersonale, neuropsicologia, biomeccanica, etologia comparata, evoluzionismo, scienze dell'alimentazione (e spero di non averne dimenticata qualcuna). Va anche evidenziata la notevole efficacia con cui sono descritti i profili psicologici tipici in cui si manifestano gli scostamenti dalla naturalezza-salute: chi scrive si è agevolmente riconosciuto in circa due terzi dei profili “disfunzionali” e, con una certa consolazione, ha trovato qualche affinità anche con due o tre profili “funzionali”. Infine, colpisce la capacità di presentare le soluzioni per raggiungere il benessere in una forma suggestivamente promettente, fatta di “tecniche” e di “passi” da seguire.
La prima parte del libro illustra il fondamento scientifico dell’idea che sia necessario “tornare alla naturalezza”; nella trattazione rimane appena allusivo il riferimento alla enorme mole di conoscenze su cui si basa l’assunto che, come ogni altra creatura vivente, abbiamo una serie di bisogni ineludibili, che gli autori chiamano “bisogni ancestrali”, e siamo anche attrezzati per perseguire e soddisfare questi bisogni.
I “bisogni ancestrali” individuati dagli autori sono:
 controllo e sicurezza (inclusa la padronanza-dominanza e il self-soothing);
 amare ed essere amati (amore incondizionato in ogni forma);
 auto-affermazione e riconoscimento (principalmente attraverso il "sano agonismo");
 bisogno di libertà (fai ciò che senti e che ti va);
 creare e produrre (esprimere se stessi, realizzare e realizzarsi);
 provare piacere (sensoriale, ma anche soddisfazione e realizzazione).
Quindi, per ogni bisogno, viene presentata una tipologia con alcuni profili tipici "sani" (in minoranza) e "disfunzionali" (più numerosi).
Sono rivelatrici le domande-chiave per identificare i “bisogni ancestrali” espressi in modo "disfunzionale": a che cosa sto rinunciando? Che cosa farei se fossi libero da...? Che cosa mi rende frustrato? Va nella stessa direzione il compito di osservare i "fatti contro natura", cioè le occasioni in cui non si assecondano i propri “bisogni ancestrali”. Torna in mente il “bambino libero” dell’analisi transazionale, che pure non è annoverata tra i riferimenti culturali di questo modello.
Il passo successivo riguarda l’importanza di accettare i propri bisogni, con particolare riferimento alla capacità di imporsi per poterli perseguire; si suggerisce che siamo tutti potenziali "alfa" e per star bene dobbiamo solo tirare fuori l'alfa che è in noi, inquadrando "valori alfa” e "comportamenti alfa”. L’allusione al concetto etologico di “alfa dominante” (l’individuo che occupa la posizione di rango più elevata in un branco) ha evidentemente il fine di esortare ciascuno a tirare fuori il meglio di sé e a farsi valere; d’altronde, la constatazione che la posizione alfa in un branco sia destinata a un solo individuo risulterebbe assai meno incoraggiante. Se poi il benessere coincida con l’assunzione di un ruolo dominante nel proprio gruppo sociale o anche soltanto di una mentalità alfa-dominante è un quesito che esula dagli scopi di questa recensione.
L’immancabile capitolo sulle emozioni è accompagnato da una sorta di efficace disseminazione ipnotica sull'importanza dell’accettazione delle emozioni, presente in tutto il volume. Il concetto fondamentale è che le emozioni sono vitali e sono nostre amiche, se poste fisiologicamente al servizio dei “bisogni ancestrali”. A deviare le emozioni dal loro corso naturale vi sono principalmente i pensieri distorti e gli altri, ovvero i pensieri distorti che abbiamo acquisito dagli altri. Viene quindi presentato un altro metodo brevettato: il “protocollo in 8 fasi per le emozioni”, che consiste in una riformulazione delle principali tecniche del lavoro sulle emozioni di area cognitivista: l'osservazione non giudicante, la psicoeducazione, la normalizzazione, l'esposizione graduale, eccetera. Come peculiarità, oltre all’ottimo confezionamento del prodotto, si coglie una maggiore enfasi sulle tecniche bottom-up rispetto a quelle top-down.
Il capitolo sul pensiero si basa sull’idea che gli altri ("persone negative") alimentino le nostre credenze disfunzionali e i nostri "pensieri negativi". Per quanto riguarda l’intervento, l'approccio prevalente sembra essere quello "strategico" proprio della programmazione neuro-linguistica, pur non mancando i riferimenti al cognitivismo classico. Ancora una volta, ci si sofferma sull’importanza dell'affermare se stessi e a tal proposito viene illustrato un altro brevetto: il "metodo talking mind", che gli autori considerano significativamente diverso dai principali training sull’assertività.
La conclusione del libro è dedicata al corpo e alla nutrizione. Il concetto-guida è che il corpo possiede un'intelligenza innata, è buono e sa cosa fare. Chi scrive rischia di banalizzare il senso di questi capitoli finali per colpa di un invincibile pregiudizio verso certi approcci olistici dal gusto un po’ new age; a ogni modo tra le indicazioni per il benessere si ritrovano alcuni principi di indiscutibile efficacia quali: avere un’alimentazione varia ed equilibrata, sviluppare i sensi, fare del moto, avere sane abitudini di vita, usare il corpo per esprimersi e per scambiarsi l’affetto. Alcuni riferimenti a tecniche di ascolto e di "integrazione" del corpo fanno pensare alle terapie corporee e in particolare alla sensorymotor therapy, che pure non è menzionata.
In conclusione, raccomanderei questo libro a due tipologie di lettori:
 i numerosi, curiosi, appassionati e instancabili cercatori di felicità e benessere, che ne costituiscono il target elettivo, potenziali fruitori di libri dedicati ad argomenti quali la psicologia quantistica, la psicologia energetica e la legge dell’attrazione, l’ipnosi regressiva a vite precedenti (solo per citare alcuni best-sellers del genere);
 gli addetti ai lavori (terapeuti, life-coach, eccetera) che potrebbero essere interessati a una prima introduzione al metodo.
Nota sugli autori: Fabio Sinibaldi e Sara Achilli sono i fondatori di Real Way of Life, un’azienda che si occupa di formazione.
Il libro qui recensito è edito da Real Way of Life".

Maurizio Brasini

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"Ringrazio il dott. Brasini per la recensione. Mi sembra che abbia colto molti aspetti interessanti e approfondito bene alcuni punti. Di contro mi spiace che il messaggio generale del testo non sia passato e, di conseguenza, alcuni dettagli fraintesi.
Sono consapevole che questo possa avvenire nella comunicazione unidirezionale tipica di un libro e mi riprometto di migliorare la chiarezza di alcuni passaggi nella prossima edizione del testo.
Nel frattempo, visto che ho ricevuto anche una serie di riscontri positivi e credo molto nel mio lavoro e nel confronto scientifico, mi sembra corretto rispondere a questa recensione mettendo in luce alcuni aspetti per me di rilievo. Ringrazio la redazione del sito per avermi concesso questa opportunità.
Il libro, come tutto il nostro lavoro da cui prende origine, si basa sulla ricerca di un approccio scientifico e integrato. Non si vuole svelare nessun segreto oppure offrire soluzioni magiche. All’opposto, il libro è un invito ad affrontare la complessità, a leggere ogni evento a più livelli per poter impostare il lavoro più efficace possibile. Per fare un esempio pratico: per parlare di ansia è utile integrare alle letture psicologiche quelle etologiche e neurobiologiche, mettendo in luce il dialogo bidirezionale tra infiammazione immunitaria e risposte di stress, il primato delle vie percettive e interocettive sulle risposte di adattamento all’ambiente e sull’umore, il ruolo primario della luce sugli orologi biologici, il fatto che la vitamina D è sempre bassa in ogni stato di ansia, stress, trauma e così via. Il testo si pone l’obiettivo di mettere in luce alcuni tra i principali collegamenti di questo tipo e di fornire una presentazione sintetica di strategie e tecniche che possono essere usate per agire a diverso livello.
Le tecniche e le strategie presentate sono state tutte create ex-novo, proprio nel tentativo di agire a più livelli. Alcune tecniche possono ricordarne altre provenienti da altre discipline, mentre alcune tecniche sono più innovative. In ogni caso è il valore aggiunto che fa la differenza. Infatti, se si ci concentra solo sulle somiglianze, sembrerebbe che sia stato inventato ben poco negli ultimi secoli. La prima volta che è stato presentato il reframing in un libro di terapia cognitiva sarebbe stato valutato come “nuovo termine per le tecniche di filosofia stoica”, perdendo il valore aggiunto di contestualizzazione e strutturazione che era stato fatto. Allo stesso modo nella retorica moderna ci sono tecniche di reframing totalmente diverse da quelle originarie e da quelle cognitiviste, nonostante utilizzino lo stesso concetto di base.
Per fare un altro esempio, allo stesso modo la “neurocezione” di Porges non è diversa dall’interocezione su cui i suoi illustri colleghi lavorano da ben prima di lui, ma Porges l’ha applicata alla clinica in modo più pratico di tutti. Temo che si sia perso, nella nostra proposta, che la tecnica che “assomiglia al reframing” sposta l’attenzione sulla potenza della rappresentazione visiva simbolica (e non verbale) e dell’attivazione neurologica del gesto grafico. Allo stesso modo quello che potrebbe assomigliare all’osservazione non giudicante viene abbinata al potere trasformativo messo in gioco grazie all’attivazione dei neuroni specchio. Il concetto di “alfa” viene riletto nella recensione come “posizione dominante”, come fanno alcuni approcci, ma nel nostro testo non se ne parla mai in quei termini, piuttosto secondo l’accezione di autonomia e “non-subire”, che è diversa da “dominare”. Devo ammettere che non conoscevo nemmeno la psicoterapia sensomotoria mentre lavoravamo sulle tecniche corporee. L’ho scoperta in un secondo momento e sono stato felice di essere arrivato ad idee simili in modo indipendente. Io per arrivarci ho trovato molto utile il lavoro svolto in sinergia con fisioterapisti ed osteopati, oltre che lo studio dell’uso del corpo nelle relazioni e nello spazio da parte degli altri mammiferi.Resto a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti o confronti.
Invito i curiosi a leggere l’indice del libro (sul nostro sito o su Amazon) per farsi un’idea della struttura del testo. Rimando anche agli articoli sul nostro blog (http://www.realwayoflife.com/articoli/), dove vengono approfonditi alcuni dei temi qui solo accennati".  
Fabio Sinibaldi
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