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La cura del Sé traumatizzato. Coscienza, neuroscienze, trattamento
di Paul Frewen, Ruth A. Lanius (2017): , Giovanni Fioriti Editore, Roma, pagine 378, Euro 38.00.
recensione di Enrico Maria Valenti*
L’ultimo lavoro di Frewen e Lanius rappresenta un vero e proprio caposaldo della psicotraumatologia, ed è finalizzato ad orientare il lettore nel campo della pratica clinica, della neurobiologia e della fenomenologia della coscienza. Il manuale, introdotto da David Spiegel e Bessel van der Kolk, offre degli utili strumenti per la comprensione dei disturbi psicologici gravi correlati a traumi, presentando un modello a quattro dimensioni sviluppato facendo riferimento agli studi fenomenologici e neuropsicologici degli stati alterati di coscienza.
Questo modello quadridimensionale (descritto accuratamente e al quale gli autori dedicano un intero capitolo) classifica la sintomatologia post-traumatica differenziando le forme dissociative-alterate dalle forme non dissociative-normali delle quattro dimensioni principali della coscienza: il tempo, il pensiero, il corpo e le emozioni. L’ipotesi fondamentale del volume è che esistano due tipi diversi di esperienza peri-traumatica e post-traumatica da ricercare nelle persone traumatizzate: i sintomi sono dunque posti lungo un continuum che ha agli estremi la coscienza normale in stato di veglia (definita come CNV) e gli stati alterati di coscienza correlati a traumi (definiti TRASC).
Gli autori pongono particolare attenzione all’aspetto “neurofenomenologico” delle esperienze traumatiche. In particolare, viene posta molta enfasi sui recenti contributi delle neuroscienze, sottolineando la necessità dell’unione dei campi, finora separati, della psicotraumatologia e degli studi sulla coscienza. Essi partono dalla più elementare delle domande: com’è? E poi, come viene vissuta la sintomatologia post-traumatica? E soprattutto, perché pazienti diversi mostrano risposte diverse a quelli che sembrano essere eventi traumatici simili?
E da queste domande pongono le basi per i capitoli successivi, descrivendo accuratamente le alterazioni delle quattro dimensioni della coscienza attraverso l’ausilio della moderna letteratura e delle tecniche di Neuroimaging.
Le alterazioni della coscienza del tempo
La prima dimensione ad essere esplorata è la coscienza del tempo. Viene enfatizzata la differenza tra il rivivere e il ricordare, attraverso la descrizione della coscienza del sé passato e della coscienza del sé presente, esplorando quello che è il “senso dell’adesso”. Vengono indagate le basi neurobiologiche della rievocazione dei ricordi traumatici, e i correlati neurali dei flashback. Questo, assieme all’accurata descrizione clinica del costrutto, permette al lettore di avere una panoramica delle procedure da seguire per affrontare i TRASC relativi al tempo. Tra queste, vengono indicate: la mindfulness, le tecniche di grounding e la rievocazione intenzionale dei ricordi traumatici, ognuna di esse accompagnata da una ricca descrizione di casi clinici.
Le alterazioni della coscienza del pensiero
L’alterazione dell’esperienza cosciente viene esplorata dagli autori nei termini del contenuto, della struttura (intesa come l’organizzazione della trama) e dello stile narrativo (intesa come prospettiva, di prima o seconda persona) del pensiero.
L’ipotesi principale del volume è che i pensieri negativi rispetto al sé non costituiscano da soli degli stati alterati di coscienza: sono invece le problematiche relative alla struttura o all’organizzazione delle narrative del trauma i possibili indicatori di TRASC. Un esempio che viene fatto riguarda i pensieri esperiti attraverso la seconda persona, come le voci personificate di altri, che si rivolgono alla persona in modalità analoghe al modo in cui è stata trattata in passato.
Questo aspetto viene approfondito anche attraverso i recenti contributi neurofenomenologici relativi all’alterazione della coscienza del pensiero. Vengono analizzate infatti sia le risposte cerebrali relative all’esecuzione di un compito, che le risposte soggettive fornite dai pazienti stessi. Infine, vengono confrontati i substrati neurofisiologici legati al pensare in prima o in seconda persona, evidenziandone i diversi pattern. Come per il capitolo precedente, viene dedicata una parte all’analisi degli interventi clinici che possono essere utili alla normalizzazione del TRASC legato al costrutto del pensiero.
Le alterazioni della coscienza del corpo
Un aspetto fondamentale della psicotraumatologia è quello dell’embodiment, ovvero il senso di possedere un corpo, e di “essere consapevolmente dentro di esso”. Questo senso può essere alterato a seguito di esperienze di traumi psicologici, e le modalità in cui questo avviene sono ampiamente descritte dagli autori attraverso l’analisi del dis-embodiment di tipo bottom-up e top-down.
Richiamando lo schema dei precedenti capitoli, viene dato ampio margine all’aspetto neurofenomenologico attraverso l’illustrazione dei correlati della depersonalizzazione parziale o completa, effettuando una differenziazione dei TRASC dagli stati di malessere generici (come ad esempio quelli legati a iper/ipo-arousal fisiologico), tipici della coscienza normale in stato di veglia. Il capitolo si conclude con una panoramica sugli esercizi terapeutici che possono essere d’aiuto ai pazienti con TRASC legato al corpo, come ad esempio il body scan e l’uso dell’autoritratto, il tutto accompagnato da chiari esempi clinici.
Le alterazioni della coscienza delle emozioni
Il capitolo legato alle alterazioni della coscienza delle emozioni è il capitolo al quale gli autori dedicano più spazio. Vengono descritti accuratamente tutti quegli stati pervasivi di malessere legati alle emozioni tipiche dei traumi complessi, come la rabbia, la colpa, la vergona, l’alessitimia, l’anedonia e l’ottundimento emotivo. Viene descritta la differenza tra avere emozioni ed essere un’emozione, il sentimento legato al non sentire emozioni e il concetto di trasmissione inter-generazionale dell’esperienza traumatica. Anche in questo capitolo troviamo descrizioni accurate e complete degli aspetti neurofenomenologici, in questo caso dei TRASC delle emozioni, e chiari esempi clinici di esperienze soggettive legate a trauma e sofferenza emozionale.
L’ultimo capitolo invece è dedicato al traguardo, all’obiettivo finale del percorso di cura dei TRASC: la liberazione del sé traumatizzato. Gli autori infatti prendono alla lettera le parole di William James, quando afferma che vi è la necessità di “ascoltare ciò che le anime malate […] hanno da dire dei segreti del loro carcere interiore”, ovvero il carcere del sé traumatizzato.
Vengono dunque indagati gli aspetti fondamentali del processo di guarigione, come il senso di sicurezza, la fiducia e la speranza. Viene proposto un approccio a fasi per la guarigione del sé traumatizzato, e sottolineata la necessità della “messa alla prova” della relazione terapeutica, passo fondamentale e opportunità chiave per far comprendere il concetto della “gestione in sicurezza del conflitto relazionale”. Anche qui, non potevano mancare approfondite analisi neurofenomenologiche, in questo caso di confronto tra pazienti con PTSD e pazienti sani.
Il libro si conclude con delle appendici che presentano un’analisi fenomenologica dei casi clinici: una perfetta aggiunta ad un volume che si assesta come vera e propria guida per il clinico che affronta la psicopatologia dello spettro traumatico.

*Enrico Maria Valenti. Laureato con lode in Psicologia presso l’Università Europea di Roma, attualmente è Dottorando in Psicologia Dinamica e Clinica presso l’Università Sapienza. Svolge la sua ricerca in collaborazione con l’Institut du Cerveau et de la Moelle Epinière di Parigi, con focus su psicofisiologia e teoria dell’attaccamento



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