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"Essere in gruppo. Modelli e interventi"
a cura di  Fiore Bello e Lucia Tombolini
Franco Angeli, Milano 2018, pagine 284, Euro 35.00
recensione di  Claudio Iannucci *
Essere in Gruppo, a cura di Bello e Tombolini, per i tipi di Franco Angeli, si presenta al lettore proprio come un Gruppo dovrebbe essere: plurimo di voci, trasversale negli orientamenti, molteplice nel suo manifestarsi di posizioni e modelli, adattabile ai vari contesti di azione, delimitato e riconoscibile rispetto ad altri gruppi o istituzioni e infine dotato di una propria storia di sviluppo. Insomma una sorta di organismo complesso, quello di un Gruppo terapeutico, che il libro permette di cogliere grazie allo sguardo variegato della sua ventina di autori e dei suoi quindici capitoli. Al lettore viene pertanto presentato un ventaglio ricco e policromo di modelli di intervento terapeutico, di contesti di applicazione, di sinergie co-terapeutiche e, non ultime, di riflessioni teoriche. In questo senso i Curatori hanno ben sfruttato il vantaggio per così dire sinottico di un’opera a più voci. Per chi poco frequenta l’ambito clinico della gruppoterapia, vi è da rimanerne favorevolmente colpiti: nel testo sono presentati non solo paradigmi ormai consolidati come la gruppoanalisi, la terapia multifamiliare, la Compassion Focused Therapy, l’ACT o il metodo Linehan, ma anche teorizzazioni e interventi clinici di taglio più pragmatico e psicoeducazionale come i Gruppi a Mediazione Terapeutica, o pratiche più recenti - come l’Open Dialogue o il metodo RE.MO.T.A.; o ancora esperienze di setting a vocazione forense o  nuovi sguardi cognitivo-evoluzionisti in campo gruppale. Un ampio spazio, e molti capitoli, sono concessi alle esperienze nell’istituzione pubblica, la psichiatria e psicologia di comunità, per intenderci.  Già soltanto questa inusuale attenzione allo spazio di intervento pubblico rende il volume consigliabile allo psicoterapeuta, allo psicologo clinico e allo psichiatra che lavorino nel Servizio Pubblico, e non soltanto se gruppoterapeuti. E’ infatti incoraggiante osservare come in questi tempi di erosione delle prassi psicoterapeutiche a favore di consuetudini biologistiche e in ogni modo brevi, gruppi di lavoro e di cura vengano comunque perseguiti nei Servizi con tenacia e innovazione e possano ambire a divenire patrimonio condiviso dall’intera equipe terapeutica, del Servizio e del Dipartimento. Altra importante annotazione, trasversale in molti Autori, viene sottolineata riguardo l’esperienza del terapeuta di e nel gruppo: non solo sulle tematiche “classiche” come quelle complessivamente controtransferali, ma anche con riflessioni sul confronto spesso conflittuale con l’Organizzazione – cioè con un terzo istituzionale che delimita e vincola tempi, logistiche e selezioni – e sulla costruzione di una cultura del Gruppo, attraverso conflitti, ruoli, poteri, squalifiche, egemonie, collusioni…: cioè una storia di sviluppo. La presentazione d'insieme permette, a mio avviso, anche un confronto concettuale e semantico. Ad esempio, ho trovato interessante la terminologia applicata per il conduttore/i del Gruppo. Oltre ai più usuali analista o terapeuta, troviamo facilitatore e operatore: accezioni che alludono più direttamente a una posizione terapeutico-esperienziale e di reciprocità.  A riprova, il termine “operatore”, ben conosciuto nella letteratura dei servizi pubblici quale sinonimo collettivo di medici, psicologi, infermieri, tecnici…, nelle descrizioni operative di alcuni Autori acquisisce con chiarezza la sua funzione di cambiamento, avvicinandosi così al significato che possiede in biologia genetica o in fisica quantistica: un regolatore, cioè, che permette una trasformazione, e la promuove. Difatti nella pagine è più volte ribadito come il Gruppo, oltre che terapeutico, poiché qualità emergente da interazioni per lo più imprevedibili e strumento di produzione di cura, divenga soprattutto un prolungato luogo esperienziale, paritetico e dialogico. Il libro si rivela quindi prezioso non solo per la polifonia teorico-tecnica che trasmette al lettore ma soprattutto perché ricorda a ogni psicoterapeuta, sia di gruppo sia individuale sia istituzionale sia privatistico, una possibilità (e una necessità) di ascolto e intervento attorno alla dimensione plurale dell’esistere e del soffrire che è parte ineludibile delle nostre esperienze di persona: pazienti e terapeuti in questo uniti.
 * Claudio Iannucci, Psichiatra Psicoterapeuta SITCC, ARPAS, Associazione per lo studio della Psicopatologia dello Sviluppo e dell’Attaccamento, piazza Tuscolo 5 C/4, Roma
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