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L’INSULTO
Film di Ziad Doueiri. Con Adel Karam, Rita Hayek, Kamel El Basha, Christine Choueiri, Camille Salameh. continua» Titolo originale L'insulte. Drammatico, durata 113 min. - Libano 2017

commento di Antonio Onofri

"L'insulto", ovvero nessuno ha il monopolio della sofferenza. Un bellissimo film! Cristiani maroniti, palestinesi, falangisti...Insomma, tutta la storia tormentata del Libano è presente in questo film, tra tragedie individuali e traumi collettivi. Sì, anche in questo film si parla di traumi e dei loro effetti sugli individui e sulle società. E ha il pregio di farlo senza tesi precostituite. "Perché nessuno ha il monopolio della sofferenza!". Non a caso è una coproduzione di artisti dalle differenti appartenenze etniche e religiose. Verità storiche, più o meno trascurate, negate o occultate, responsabilità collettive che si traducono in inevitabili aspettative stereotipate, in una estrema suscettibilità alla umiliazione e ai sentimenti di vergogna sociale che dominano i comportamenti dei protagonisti del film (tutti bravissimi attori, tra l'altro). Ammettere una colpa, scusarsi, vuol dire sottomettersi ancora una volta all'altro. E' questo a impedire la possibilità di poter dire con semplicità all'altro "mi dispiace, ho sbagliato!".Ma soprattutto è un film sull’importanza delle parole e della permanenza di dolore che possono continuare a causare; le parole come pietre, le parole che da opinioni si traducono in insulti. Un tema, questo, che trovo estremamente attuale, muovendosi tra il diritto di opinione e il divieto delle ingiurie e delle offese personali. Vale per i conflitti atavici, ma vale anche per noi, qui, in Italia, qui sui social, qui nei nostri dibattiti politici..... Un invito a fare un uso attento, oculato, meditato, delle nostre parole. Un film, infine, che rivendica il possibile primato della risoluzione individuale, privata, di tante controversie, per evitare strumentalizzazioni e generalizzazioni. Che sottolinea il ruolo dell'onore e della dignità - "è solo una questione di principio!”, sembrerebbe voler dire il protagonista del film - e, quasi paradossalmente, del rispetto, dell'amicizia personale, della franchezza."E' giusto ricordare i (traumi) del passato, ma non possiamo far sì che siano questi a vincere sul nostro presente!"

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