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contributi speciali
Performance Sportiva d’Eccellenza attraverso l’utilizzo della tecnica EMDR
Con casi clinici esemplificativi
 
 
di Ludovica Bedeschi
 
* Psicologa Psicoterapeuta CC
 
Psicologo sportivo Terapeuta EMDR

 
 
La tecnica dell’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è nota ormai da tempo all’interno dell’ ambito psicoterapico, grazie alla sua capacità scientificamente dimostrata, di riuscire a ridurre l’impatto emotivo che eventi altamente traumatici hanno lasciato sulla persona che ne è stata vittima.
 
La tecnica venne sviluppata durante gli anni ’70, grazie all’intuizione brillante di una psicologa americana (F.Shapiro) che la applicò con successo su un numero elevato di pazienti affetti da DPST (Disturbo Post-Traumatico da Stress), e che nel tempo fu poi applicata con successo anche su una serie di altri disturbi, ad alto impatto emotivo (Ansia, Depressione, Attacchi di Panico). La sua metodologia si basa sulla stimolazione degli occhi mediante dei  movimenti saccadici, o anche il  tamburellamento alternato di alcune parti del corpo, e in ultimo anche attraverso stimolazioni uditive alternate. Il tutto somministrato da un clinico esperto formato in tale ambito.
 
Il paziente, esponendosi mentalmente a dei ricordi di contenuto esperienziale traumatico, viene stimolato nella rielaborazione degli stessi, ottenendo una diminuzione dei sintomi legati all’evento traumatico e un miglioramento dei livelli di ansia e depressione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’EMDR all’interno delle proprie linee guida riferite al trattamento di tutti i disturbi mentali derivanti da esperienze altamente traumatiche (es. vittime di violenza fisica o sessuale, esposizioni ad ambienti violenti, infortuni e incidenti, DPTS).
 
Vista la innegabile efficacia di tale tecnica, la ricerca ha poi dimostrato che l’EMDR poteva essere applicato con altrettanti risultati positivi, anche a tutte quelle situazioni di disagio psicologico direttamente connesso ad ansia, depressione, disturbi alimentari, e altro ancora.
 
Nello Sport l’EMDR trova la sua nicchia di efficacia quando si applica a tutte quelle situazioni in cui l’atleta si è trovato a fronteggiare traumi da infortunio fisico, elevato rischio nella pratica del proprio sport, emozioni invalidanti e disfunzionali come ansia da prestazione, depressione da fallimento sportivo, e difficoltà di concentrazione e attenzione.
 
Non è  sempre necessario che si sia verificato un infortunio al fine di poter intervenire con la tecnica EMDR. Spesso, come la psicoterapia cognitiva ci ricorda, la maggior parte delle convinzioni mentali di un soggetto, sono alla base del suo comportamento e, a prescindere dal livello di consapevolezza dell’atleta, tali convinzioni lavorano in background condizionando la prestazione atletica.
 
Nell’EMDR, il concetto di convinzione negativa, ovvero le formulazioni mentali che ogni individuo ha riferite a sé stesso, è parte integrante del processo di desensibilizzazione e, come  è generalmente noto, il self-talk (dialogo interno) è uno degli aspetti fondanti dello sport mental training.
 
La prestazione sportiva è un esempio chiaro della necessità di un equilibrio tra il focus mentale, la resistenza fisica e l’uso delle emozioni per regolare questi due aspetti. Vi sono esperienze che lasciano un segno nella mente dell’atleta, e che pur non altamente traumatiche, incidono a livello di formulazione di cognizioni negative (ad es., “andrà male anche questa volta”, “in questo campo non riesco mai a vincere”, “non sono all’altezza dei miei avversari”) riuscendo a minare il livello di prestazione agonisitica, e andando a creare un circolo vizioso auto confermante che è in grado di generare un livello di affaticamento mentale e abbattimento affettivo tale che in certi casi, può portare anche all’abbandono della pratica sportiva.
 
L’EMDR è in grado di arrestare le distrazioni interne dal momento che:
 
  • Scioglie gli schemi emotivi disfunzionali che alimentano i fallimenti sportivi.
  • Consente il processo del “lasciare andare il passato”, ovvero superare le sconfitte emotive legate ai fallimenti sportivi, anche in occasione di infortuni e incidenti fisici.
  • Aumenta la capacità di restare ancorati al presente, aumentando il focus e le capacità attentive.
  • Aiuta la gestione dei fallimenti, ed evita che la loro memoria emotivamente traumatica, persista nella mente dell’atleta e infici le prestazioni seguenti.
       
La presentazione di due casi clinici, aiuteranno la comprensione dei meccanismi di funzionamento dell’EMDR nell’ambito della prestazione sportiva.
 
Caso Clinico I
 
EMDR in caso di infortunio fisico. Sport: Equitazione
 
Una amazzone di 17 anni , impegnata in una competizione di salto agli ostacoli, ha subito un infortunio piuttosto grave. A seguito di una caduta dopo un arresto da parte del suo cavallo, ha battuto violentemente il volto su una barriera del salto procurandosi la frattura dell’osso zigomatico e della mascella, e un trauma con  versamento cerebrale. Il cavallo era rimasto illeso.
 
Dopo un mese di ospedalizzazione, ha subito 3 interventi di ricostruzione maxillo-facciale, e per circa 1 anno ha riportato modificazioni del proprio aspetto estetico, con conseguente caduta depressiva del tono dell’umore ed evitamento fobico della sua pratica sportiva.
 
Si è rivolta a me, dopo essere entrate in contatto precedentemente con la richiesta di effettuare dei colloqui per superare l’ansia da prestazione sportiva , per provare la tecnica di EMDR nella speranza di superare il trauma dell’incidente e di poter riprendere l’attività agonistica, resa ormai impossibile dalla paura che l’infortunio le aveva lasciato.
 
Lo scenario  che le si riproponeva in modo stabile sotto forma di immagini mentali  era il momento dell’avvicinamento al salto, e la sensazione fisica che il suo cavallo non fosse convinto di affrontare la combinazione di salti (in gergo si usa dire “tirava indietro” ndr). Il momento della caduta, il dolore sordo provato e la sensazione di calore sul viso datole dal sangue che le ricopriva il volto erano immagini altamente disturbanti e vivide nella memoria e le rendevano assolutamente impensabile, sebbene fosse fortemente motivata, l’idea di riprendere a saltare gli ostacoli.
 
Come è necessario predisporre, nell’intervento con l’EMDR, la costruzione di un luogo mentale “al sicuro” è stato il primo passo che ha consentito l’instaurarsi di una dimensione protetta del setting all’interno del quale la ragazza poteva pensare successivamente di esporsi all’immagine traumatica senza il rischio di riattivare in modo violento le sensazioni fisiche connesse all’incidente. Sono state necessarie 4 sedute di desensibilizzazione oculare per abbassare la convinzione negativa di “sono in pericolo” (paura fisica provata nell’avvicinarsi al salto) e “potevo fare qualcosa” (colpevolizzazione autoriferita per non aver impedito l’incidente) riportando la prima ad un livello “ecologico” quindi con una unità soggettiva di disturbo (SUD) accettabile del rischio connesso alla pratica dell’equitazione (che viene considerato uno “sport estremo”) , e alla riformulazione positiva della convinzione”non posso proteggere me stessa” in “posso intervenire” (ridimensionando quindi la sensazione di impotenza che permaneva rispetto all’accaduto).
 
Le prime sedute di desensibilizzazione mediante i movimenti oculari erano risultate fortemente attivanti, al punto che la ragazza riportava delle sensazioni di fastidio alla zona fratturata sebbene ormai sapientemente ricostruita dal chirurgo, che però miglioravano mediante l’applicazione di tecnica di tapping; si può ipotizzare che il contatto con il corpo mediante il tapping avesse una maggiore funzione desensibilizzante nei confronti del dolore fisico provato dopo la caduta, in quanto la rievocazione spontanea delle sensazioni dolore, veniva sovrascritta dalle sensazioni di rilassamento corporeo legate alla stimolazione tattile di alcune zone della mano che sembrano essere collegate, secondo la medicina cinese, all’intestino crasso 4 (definito il secondo cervello del corpo).
 
Dopo le prime 5 sedute con EMDR la ragazza aveva ripreso a fare piccoli salti al trotto, e sembrava essere lievemente migliorata. Al termine del ciclo di incontri (sono state necessarie altre 3 sedute) la ragazza ha ripreso l’attività agonistica, imparando a fidarsi maggiormente delle sensazioni fisiche percepite nella comunicazione con il cavallo in avvicinamento al salto, intervenendo tempestivamente per prevenire nuovamente l’accaduto. E ha acquistato un casco più  resistente.
 
Caso Clinico II
 
Il Divieto di Sbagliare.
 
Un atleta golfista professionista si è rivolto a me con la richiesta di risolvere “i black out” (cosi definiti da lui stesso) che si verificavano ogni volta che, a causa di un errore tecnico, perdeva la buca e comprometteva l’esito finale della competizione.
 
Dotato di un innegabile talento, visti anche i pochi anni trascorsi dall’inizio della pratica di quello sport, il ragazzo era piuttosto inflessibile verso sé stesso, sebbene approcciasse alle gare quasi svogliato, un po’ sotto attivato per usare un termine sportivo. Si attivava però, e anche parecchio, ogni volta che commetteva un errore, e la rabbia che ne conseguiva riusciva a destabilizzarlo al punto di perdere la lucidità nei colpi di precisione, e non gestire la forza nei colpi di distanza.
 
L’EMDR in questo caso è stato applicato per lavorare sulle cognizioni negative che eravamo giunti a evidenziare nel suo ragionamento; e si trattavano di “non posso sbagliare”, “sono un fallito”.
 
Nonostante inizialmente la tecnica non sembrava portare alcuna variazione significativa, dopo alcune sedute, forse anche grazie all’aumentata relazione terapeutica, durante la desensibilizzazione della credenza focalizzata sull’impossibilità di sbagliare, è emerso un contenuto legato a un ricordo disturbante in cui, dopo aver perso una gara importante nonostante l’ottimo impegno, il ragazzo era stato comunque ripreso dal padre che gli rimproverava tutti gli errori commessi durante il giro.
 
Tale ricordo, sebbene non considerabile universalmente come altamente traumatico, era presente e disturbante nella memoria dell’atleta. La sua desensibilizzazione ha consentito l’abbassamento del fastidio e dell’irritazione legati a tale esperienza negativa, e al suo posto è subentrata la convinzione positiva “ho fatto del mio meglio”.  Di riflesso, anche la convinzione negativa di essere un fallito, si era notevolmente ridotta grazie alla comprensione dell’eventualità di non poter vincere a ogni competizione, anche avendoci provato fino in fondo.
 
A seguito del lavoro svolto con l’EMDR, il ragazzo è stato in grado di tollerare meglio gli aspetti frustranti del suo sport, e di focalizzare la sua attenzione più sull’esecuzione del gesto piuttosto che sul risultato, aumentando così la capacità di performance. Ha aumentato la sua resilienza nei confronti delle aspettative paterne, che incidevano notevolmente sulle sue cognizioni autoriferite.
 
Nel caso clinico presentato, in cui era avvenuto un incidente con grave infortunio, l’EMDR si è rivelato uno strumento prezioso per la desensibilizzazione delle memorie traumatiche legate alla caduta. Non ha ovviamente eliminato la percezione giusta e necessaria del pericolo, che deve poter emergere in caso di rischio fisico, bensì ha risolto la continua ripresentazione dell’immagine specifica che risultava un blocco insuperabile per l’amazzone.
 
Nel caso clinico riguardante l’atleta golfista, l’uso della tecnica EMDR ha consentito la desensibilizzazione della credenza negativa autoriferita che era alla base dell’attivazione smodata della rabbia, a seguito di un errore commesso.
 
La conclusione del presente articolo vuole essere quindi riferita al fatto che a prescindere dall’evento, tutto ciò che rappresenta un aspetto traumatico per il vissuto soggettivo dello sportivo, è considerabile come un ostacolo al raggiungimento della perfomance d’eccellenza. La desensibilizzazione, e quindi il ridimensionamento dell’impatto emotivo di un’esperienza nel vissuto dell’atleta, lo rende nelle condizioni mentali e fisiche di poter performare al meglio delle sue possibilità.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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